Capitolo 1

Michela guarda in basso mentre lascia oscillare i piedi a mezz’aria. È seduta su una panchina verde, gli occhi a mandorla si focalizzano su un ciuffo d’erba. No, non sta pensando e non sta nemmeno ricordando qualcosa, nella testa di nonna Mika, come ormai la chiamano tutti, c’è soltanto una gigantesca nuvola di nebbia (a parte me ovviamente e a breve saprete anche chi sono io). La sua famiglia ha pensato che la soluzione migliore per lei fosse Villa Sorriso, una casa di riposo poco fuori città, in zona Castelli Romani, con tante stanze dotate di ogni comfort e con un giardino grandissimo all’esterno dal quale si può godere di una meravigliosa vista su Roma. Ci sono poi una sala dedicata al ballo e alle altre attività ludiche, una piscina e persino una sala per le cene di gala.
La malattia di nonna Mika è una vera bastarda: ti strappa via ogni ricordo fino a farti dimenticare persino di te stesso. È assurdo, non credete? Fortunatamente ci sono io qui con lei, io, il signor Sesso, esatto. Per me è un vero onore poter essere nella testa di Mika. Le parlo, lei mi parla, anche se poi si dimentica di me e allora io mi presento di nuovo ed è quindi come se mi conoscesse per la prima volta. Le piaccio da impazzire, in fondo a chi non piacerei? È difficile resistere alla mia voce, sexy e calda al tempo stesso. Tuttavia mi fa perennemente la predica perché non mi faccio mai vedere. Lo so che vorrebbe guardarmi negli occhi come se fossi una persona vera, sapere come sono vestito, se sono magro o grasso, se ho i capelli folti o sono calvo. Quando Mika mi chiede perché mi nascondo, io scoppio a ridere, non me la sento di dire che esisto e non esisto contemporaneamente. Sarebbe una cosa troppo complicata da spiegare. Così le racconto ogni volta la storia del fuggitivo: io sono un ladro buono, devo nascondermi, se mi trovano mi uccidono.
Io e Mika passiamo attimi straordinari insieme, siamo una cosa sola e ci divertiamo un mondo. Sono con lei da un bel po’ di tempo ormai e sono felice che, nonostante l’Alzheimer, ho ancora il privilegio di essere nella sua testa. Ricordo come fosse ieri la nostra prima conversazione. Erano appena terminati i funerali di suo marito Filippo e Mika, proprio lì davanti alla lapide, aveva continuato a maledire tra sé e sé quello che per quarant’anni era stato il suo compagno di vita.
“Gli uomini finiscono sempre per lasciarti sola. Ci si promette amore eterno e poi loro se ne vanno. Dopo la morte, non resta più niente. L’amore non esiste” aveva pensato. Si era sentita abbandonata, vuota. È in quel momento esatto che Mika ha iniziato a credere in me come non aveva mai fatto in tutta la sua vita. Così da vero gentiluomo mi sono presentato e per quasi tutto l’anno successivo ho assistito a meravigliose scene di sesso. Già, la vedova Mika aveva preso l’abitudine di invitare a casa praticamente tutti gli uomini che incontrava, alcuni della sua stessa età e altri più giovani, in sostanza era diventata una vera e propria ninfomane. Quanto mi sono divertito in quel periodo! È stato davvero magnifico finché tutto è cominciato a cambiare con l’arrivo della malattia. Le prime dimenticanze, i primi segni di cedimento della memoria e addio sesso!
Adesso, a Villa Sorriso, ogni volta che Mika incontra qualche uomo viene travolta da un’ondata di brividi e inizia a spogliarsi. Lo so, è colpa mia, ma proprio non riusciamo a reprimere il nostro istinto sessuale. Gli infermieri devono fermarla con la forza, altrimenti resta nuda davanti a tutti a ridere come una bambina. Sia chiaro, da quando è qui dentro non ha mai fatto nulla di hot a parte togliersi i vestiti. Credo che la sua mente, allo stato attuale, sia incapace di concepire il significato di atto sessuale.
Comunque io adoro vederla mentre si spoglia e comincia a ridere a crepapelle.
Che bella che è Mika quando ride, con le braccia al cielo e la testa all’indietro, ingenua e felice, incosciente della sua malattia.
Una donna malata di Alzheimer che ride ed è felice? Vi sembra strano, vero? Eppure è così, Mika è piena di vita, nonostante i diversi episodi di depressione, rabbia e tristezza.
Oh, guarda nonna Mika, sta arrivando qualcuno per te.
In lontananza la ragazza sorride e si avvicina lentamente. Somiglia a Mika in modo impressionante. Stessi occhi a mandorla color del cielo, viso a triangolo e capelli biondi lunghi fino al fondoschiena. Indossa un vestito giallo a fiori e sandali neri. Arriva e si siede accanto a lei, restando in un primo momento in totale silenzio.
«Ciao nonna».
Mika sembra non aver sentito nulla, tiene lo sguardo incollato a terra, impassibile.
«So che puoi sentirmi».
Avanti nonna Mika, dai un abbraccio a tua nipote.
Elena passa qui spesso, vuole molto bene a sua nonna, ma vederla in questo stato le fa male. La maggior parte delle conversazioni che nonna Mika ha con sua nipote riguardano me, ovviamente non è mai scesa nei particolari, Mika sa pronunciare solo frasi semplici e infantili: il sesso è bello. Il sesso mi piace. Ho chiesto all’uomo con la maglietta bianca di fare sesso.
«Vuoi parlare anche oggi di lui? Del sesso?» chiede Elena nervosa guardando un’anziana signora con la schiena curva che poco più in là passeggia sottobraccio ad una donna con un vestito rosso, probabilmente la figlia.
«Sì, mi piace il sesso».
«Ma perché ti interessa così tanto? Sai almeno che cos’è? Ne parli sempre come se fosse una persona».
«Shhh, lui ci ascolta… il signor Sesso è qui. Si nasconde… ma non dirlo a nessuno, altrimenti lo catturano».
Elena scuote la testa. Ha il cuore in tumulto e il sesso è un argomento che vuole evitare. Lei è cresciuta a pan di fiabe, principi e principesse. Ciò che vorrebbe avere è soltanto l’amore, Elena crede solo nell’amore ma ha avuto la sfortuna di nascere brutta. Ha già diciassette anni e a differenza delle sue coetanee non ha mai avuto uno straccio di fidanzato. Tutti la evitano. Elena è anomala, Elena è secchiona, Elena parla di cose troppo strane e complicate come il sistema di degenerazione delle cellule umane nei suoi complessi temi di italiano.
Quando andava alle scuole elementari, un giorno l’hanno persino legata a una sedia con una corda e cosparsa di colla sulle labbra. Elena è talmente brutta e saputella che nessuno vuole sentirla parlare.
«Il sesso è una cosa che non mi riguarda e non mi interessa, nonna. Preferirei parlare di amore…».
«I cioccolatini dove sono?».
«Quali cioccolatini?».
«I cioccolatini dove sono?».
Tipico di Mika, il più delle volte fa domande senza senso a ripetizione, domande che non seguono alcun filo logico. Colpa dell’Alzheimer, non c’è nulla di sensato in questa malattia. Per fortuna nonna Mika non è nella fase avanzata, quella dove il soggetto colpito non è più autonomo ed è costretto a letto o su una sedia a rotelle. I medici dicono che l’Alzheimer, nel caso di Mika, sembra progredire molto lentamente e che questo è certamente un bene ma l’Alzheimer ti sorprende, magari da un giorno all’altro puoi trasformarti da una semplice donna smemorata ad una persona incapace di muoverti o mangiare da sola.
Non voglio pensarci, non posso pensare al fatto che prima o poi Mika potrebbe dimenticarsi definitivamente anche di me.
Ah, vedo che sta arrivando qualcun altro.
Dei passi precedono un colpo di tosse. Elena si volta e incrocia lo sguardo vitreo di Giovanni, un anziano e atletico signore cieco dalla nascita e ospite di Villa Sorriso. Giovanni di solito gli occhi li tiene chiusi ma a volte li apre e la cosa strana è che quando Giovanni fissa i suoi occhi vuoti nei tuoi è come se ti guardasse davvero, come se fosse in grado di cogliere ogni minima espressione sul tuo volto. E ciò è alquanto inquietante.
«Ecco, la signora Mika è proprio qui ed è con una bellissima ragazza» afferma Alice, una giovane volontaria del Servizio Civile che si prende spesso cura di Giovanni, talvolta accompagnandolo dove lui chiede di essere accompagnato.
«Presumo si tratti di sua nipote Elena» bisbiglia Giovanni sorridendo.
«Esatto, sono proprio io. Salve Giovanni».
«Ciao ragazze. Puoi lasciarmi ora Alice, mi muovo da solo».
«Aspetta, ti aiuto a fare il giro della panchina».
«No, so benissimo dove mettere i piedi» dice Giovanni che pur essendo un non vedente è comunque parzialmente autosufficiente. Quando può si sposta da solo e gestisce le sue giornate in autonomia. Certo, a volte ha bisogno di Alice, lei non gli dice mai di no, qualunque cosa lui le chieda. Alice ha da poco terminato le scuole superiori e ha deciso di dedicare la sua vita agli altri. È entrata a Villa Sorriso soltanto otto mesi fa, dopo aver superato brillantemente due colloqui e una prova pratica, ma è già amata da tutti grazie alla sua gentilezza e al suo modo delicatissimo di fare. E poi quel suo viso paffutello e pieno di lentiggini farebbe tenerezza a chiunque.
«Come preferisci, ma stai attento. Ciao».
«Ciao Alice, grazie».
Con una mano protesa in avanti e una sul bastone bianco e nero che porta sempre con se’ per evitare eventuali ostacoli, Giovanni gira lentamente intorno alla panchina per inginocchiarsi proprio davanti a nonna Mika. Sa esattamente dove si trova e anzi potrebbe riconoscerla anche in mezzo a una folla di persone, la riconoscerebbe ovunque, solo Mika ha quell’odore delicato di pesca.
Come d’incanto lei alza lo sguardo e gli sorride. Giovanni è come se conoscesse Mika da una vita, anche se non può vederla è capace di restare davanti a lei a fissarla per delle ore. Cosa fissa? Osserva il buio, il nero, l’oscurità ma forse in quell’assenza di luce riesce a immaginare un mondo a colori, un luogo dove vede il volto di Mika, il verde dell’erba, l’azzurro del cielo e il bianco delle nuvole.
«Ci conosciamo, vero? Io ti ho già visto» dice nonna Mika.
«Sì, sono il tuo cavaliere. Ricordi? Siamo andati al ballo ieri sera…» risponde lui passandole delicatamente una mano sul viso.
Sì, questo è vero. Ieri sera Mika e Giovanni hanno ballato insieme un lento. Villa Sorriso organizza spesso delle bellissime serate in compagnia del buon cibo, della musica e del divertimento. Giovanni ha imparato a ballare quando era ancora giovane, insieme all’unica donna della sua vita, la madre dei suoi due figli. Lei lo aveva convinto ad iscriversi a un corso di ballo in coppia e lui aveva accettato, dopotutto a Giovanni sono sempre piaciute le sfide. Le prime volte non faceva altro che cadere, mettere un piede nel posto sbagliato, fare un passo mentre tutti gli altri ne facevano un altro. Insomma per un cieco ballare è una delle cose più difficili al mondo, ma poi, dopo mesi e mesi, aveva cominciato a capire come muoversi.
Un, due, tre… un, due, tre… aveva imparato a lasciarsi guidare dalla musica.
Nonna Mika si allunga in avanti, stringe affettuosamente le braccia attorno al suo collo, gli bacia le mani cosparse di macchie scure, sembra davvero felice. Elena guarda la scena con distacco. Non riesce a capire come Giovanni sia riuscito a penetrare il mondo di nonna Mika. Come può un cieco guardare dentro al nulla?
«Abbiamo fatto sesso?».
Giovanni si stacca dall’abbraccio soffocante e si alza in piedi. Appoggia il bastone alla panchina e magicamente tira fuori una rosa rossa dal profumo inebriante.
«Mika, è stato fantastico. Abbiamo fatto sesso proprio qui, su questa panchina. E… questa rosa è per te».
Elena sa che Giovanni non ha davvero fatto sesso con la nonna, lui lo dice perché vuole che nonna Mika sia serena, ma di fronte a quelle parole la reazione di Mika è imprevedibile. Elena cerca di fermarla, però è già troppo tardi. La vecchia si spoglia e in un attimo resta nuda con un solo pannolone bianco, necessario purtroppo, visto che diverse volte Mika non è riuscita a capire quando era giunto il momento di andare in bagno e se l’è fatta addosso.
«Nonna!» grida Elena scioccata.
«Che succede?» chiede Giovanni con apprensione.
«La nonna si è… spogliata».
«È troppo divertente» urla nonna Mika al vento. Poi trascina Giovanni dietro di sé e insieme iniziano a correre a perdifiato, lui con una mano in quella di Mika e l’altra stretta attorno alla rosa. Ha paura di inciampare, non ha mai corso, o almeno non lo ha mai fatto senza l’ausilio di una guida ma si fida di Mika, è lei la sua guida adesso. Pensa che correre deve essere un po’ come ballare, basta non pensare a niente e lasciarsi cullare dal ritmo della musica. E non c’è musica migliore di quella prodotta dalle risate di nonna Mika. Che buffi che sono. Lei bassa e tarchiata, lui alto e magro. Sono fisicamente opposti ma si attraggono come due calamite.
Intanto quasi tutta l’equipe di Villa Sorriso si è già precipitata fuori, qualcuno ride, qualcun altro da’ l’ordine di fermare subito quella strana coppia. Loro però se ne fregano del resto del mondo, Mika conduce Giovanni a ridosso della fontana collocata al margine del grande giardino che circonda la struttura.
«Entriamo?».
«Dove siamo, Mika?» chiede Giovanni pur sapendo benissimo dove si trovano. Sente lo scrosciare continuo dell’acqua.
«Hai portato i cioccolatini?».
Nonna Mika ride come una pazza, forse è pazza davvero ma chi può dirlo, in fondo siamo tutti pazzi a modo nostro. Lei è la prima ad entrare, si siede e fa sedere anche lui. Due o tre pesciolini rossi nuotano intorno a loro.
«Oh mio Dio, ma è fredda! L’acqua è gelata».
«Facciamo sesso?».
«Ma Mika! Qui dentro? In una fontana?».
«Lui ci ascolta».
«Lui? Parli del signor Sesso?».
Certo che Mika sta parlando di me, ne parla spesso con Giovanni. Adoro sentirmi il protagonista, ho sempre amato stare sotto le luci dei riflettori.
Nonna Mika forse adesso non è il momento…
Vorrei dirle di lasciarsi andare, di prendere Giovanni e di farci sesso, solo che ora la stanno guardando tutti, devo fermarla e sono costretto a dirle che non è il momento opportuno per farlo. E poi, come dicevo prima, non sono sicuro che Mika si ricordi davvero come si fa sesso. Insomma, ne parliamo, la parola sesso è quasi sempre sulle sue labbra, la sua voglia di rimanere nuda è forte, l’istinto sessuale c’è però probabilmente ora non saprebbe dire di cosa si tratta e come funziona esattamente. Lo so, la vostra domanda è certamente la seguente: ma se Mika non sa di cosa parla come fa a parlarne? Beh, se hai una voce nella testa come me che ti nomina continuamente la parola sesso finisci per parlare di sesso anche se non hai la più pallida idea di cosa stai parlando.
«Come non è il momento? Chi sei? Cosa vuoi?». Nonna Mika grida disperata e capisco che si è di nuovo dimenticata di me. Adesso dovrò ricominciare a presentarmi, ma non mi dispiace raccontarle di nuovo la storia del fuggitivo.
«Cosa hai detto?» chiede Giovanni sempre più sbalordito.
«Ehi… tu chi sei? Dove siamo? Che ci faccio io qui? Se prendi troppo sole poi ti scotti la pelle. Hai capito?».
Mika comincia a piangere. Urla, schiaffeggia Giovanni che è si è improvvisamente ammutolito. Gli dice di andarsene, gli dice che lui è cattivo. Subito arriva Elena con il fiatone. Aiuta nonna Mika ad uscire dalla fontana e la consegna agli infermieri, come fosse un pacco da recapitare.
«Le daremo un sedativo. Stia tranquilla, signorina».
Elena annuisce e sente già gli occhi pizzicarle. Poi afferra Giovanni sottobraccio e lo aiuta a rialzarsi.
«Ti riaccompagno dentro?».
«No, non è necessario».
«Mi dispiace» dice Elena sospirando.
«Tua nonna è straordinaria. Non ho mai conosciuto una donna così».
Giovanni apre gli occhi e lascia vagare lo sguardo cieco dalla fontana ad Elena e per un istante Elena ha l’impressione che Giovanni non sia davvero cieco. Vorrebbe chiedergli se ha mai pensato di indossare un paio di occhiali scuri per la cecità, ma non se la sente di chiedere una cosa simile.
Nel frattempo la rosa rossa è caduta nella fontana e galleggia ora nell’acqua.

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